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Wednesday, 18 March 2015

Lanzarote: Viaggio nel trapassato remoto (Prima parte)





Il numero di vulcani stimato è di oltre 200, ma non esistono cifre ufficiali. Il fuoco continua a ribollire sotto la superficie di Lanzarote e ogni tanto si apre una nuova bocca che erutta e ricopre l’isola di fiumi di lava e lapilli. Il vasto Parco Nazionale di Timanfaya è costituito esclusivamente da materiale vulcanico e non vi è accesso se non con guide autorizzate.

L’isola rifiuta orgogliosamente l’era moderna. I suoi paesaggi ricordano l’Islanda, anch’essa terra che sembra appartenere a un’altra era geologica, con una vegetazione scarsa, quasi assente e forme di vita autoctone primitive, presenti solo su di essa.

Nel quattordicesimo secolo il navigatore varazzino Lanzerotto Malocello (dal cui nome è stata chiamata l’isola) vi approdò e osservò che era abitata da tribù autoctone (Guanches) rimaste all’età della pietra. Successive spedizioni riuscirono a occuparla solo un secolo dopo, e restò comunque sempre destinazione di scorrerie piratesche, come testimonia il Castillo de Santa Barbara ad Haría.




In controtendenza con lo sviluppo del turismo di massa nel resto delle Canarie, Lanzarote ha mantenuto il suo aspetto antichissimo grazie anche all’impegno dell’artista e architetto locale, César Manrique, che ha combattuto strenue battaglie contro la costruzione di alberghi-grattacielo dagli anni settanta in poi, fino alla sua morte prematura nel 1992. Manrique ha favorito un’edilizia vernacolare, cioè rispettosa delle tradizioni locali, pur arricchita di alcuni voli di fantasia. Le sue opere architettoniche, scultorie e pittoriche sono diffuse in tutta Lanzarote, regalandole quel fascino unico che non appartiene al resto dell’arcipelago. Il suo concetto era di fondere l’impatto umano con quello della natura per creare un’armonia di forme e colori rispettosa e insieme stravagante. Le sue gradevoli invenzioni riempiono di ammirazione e di stupore.


Tra le sue numerose creazioni vi sono la sua abitazione con studio e giardino ad Haría, la Fondazione Manrique a Teguise, il Mirador del Río (ristorante belvedere con vista sull’arcipelago Chinijo), il Monumento al Campesino, il Jameos del Agua (ristorante e spazio per concerti ed eventi ricavato in un tunnel vulcanico), il Jardín de Cactus (una straordinaria collezione di cactacee), e un numero di sculture mobili in giro per l’isola. Altre opere si trovano a Tenerife (Lago Martianez e Playa Jardín a Puerto de la Cruz), Gran Canaria, La Gomera ed El Hierro.








I due colori dominanti dell’architettura tipica lanzarotiana sono il bianco abbacinante dell’intonaco delle abitazioni e l’azzurro del mare, integrato nella vita quotidiana in forma di piscina, vasca o fontana. Un’altra caratteristica sono le pietre nere vulcaniche che traspaiono sotto l’intonaco.



La chiesetta di Yé, nel nord dell’isola, è il primo luogo d’incontro con il gruppo e le guide che ci fanno visitare bellezze selvagge, vegetazione nativa, formazioni vulcaniche, colori della natura. Le nostre escursioni prevedono il Monte Corona, la Caldera Blanca, la Montaña Colorada ed El Cuervo, tutti vulcani spenti ciascuno con la propria storia e le proprie peculiarità.


Il Monte Corona è una delle supreme “vette”, il cui cratere è a 609 m (l’altitudine massima dell’isola è di 670 m), e si distingue per essere “giovane” cioè prodotto da un’eruzione poco più di quattromila anni fa, responsabile anche di avere scavato un lunghissimo tunnel lavico che si tuffa nell’Atlantico a molti chilometri di distanza. Verso il mare, e sotto di esso, il tunnel forma la fantastica caverna Cueva de los Verdes, un ambiente fiabesco con riflessi e riverberi smeraldini.







Caldera Blanca è invece un antichissimo cratere di grande diametro (1200 m) che s’innalza biancastra in mezzo a un mare di lava nera fuoriuscita da un vicino vulcano nel diciottesimo secolo.
 

El Cuervo è un vulcano molto pittoresco visitabile internamente, ricco di minerali e di vegetazione rigogliosa.  Montaña Colorada è sorprendente per i bellissimi colori che cambiano girandoci intorno: verde, rosso, giallo, e per la “bomba”, un enorme monolite basaltico che si ipotizza sia stato espulso in fase eruttiva e si sia piantato nel terreno sabbioso a un centinaio di metri dal cratere.








Il club a cui ci siamo affidati per le escursioni è il Lanzarote Active Club, animato dai bravissimi Michele, Carmen, Isabel e Alena. Non avremmo potuto essere più fortunati. (Continua)

 

©DaniBlue

18 marzo 2015



Tuesday, 17 March 2015

Tenerife: l'isola Canaria più elevata




Tenerife = El Teide (ma non solo). Al centro di quest’isola approssimativamente triangolare si erge la montagna più alta di Spagna e il suo vulcano più imponente ancora in attività.

El Teide significa anche turismo, poiché attrae milioni di visitatori ogni anno; ciononostante, resta maestoso e distante, incurante delle migliaia di arrampicatori, escursionisti, fotografi e gente che affolla i belvedere. E’ generoso; dà a ciascuno quello che cerca – sole, un picco innevato, aria frizzante, avventura, bizzarre formazioni di lava, paesaggi extraterrestri (Las Cañadas), vegetazione autoctona, un osservatorio per ammirare il cielo notturno trapunto di stelle e tanto altro. E’ spettacolare, e giustamente famoso.

Abbiamo fatto una lunga camminata intorno alla base, a 2200 m sul mare, anziché raggiungere con la funivia il picco a 200 m sotto il livello massimo di 3,781 m, perché ero un po’ a corto di respiro. Non me ne rammarico, sono sicura che sia stato altrettanto incredibile. Il sole splendeva e abbiamo fatto il nostro picnic in un punto tranquillo del possente scenario, sul lato sud della montagna, dove la vegetazione è quasi assente.
 
 Sul lato opposto, ci sono quasi permanentemente nuvole, nebbia e neve. In realtà l’isola è divisa in due dal Teide relativamente al clima, in direzione O-E: il nord è sotto l’influenza della corrente del Golfo con un alto grado di umidità, venti occidentali costanti e tempo molto variabile. La vegetazione è lussureggiante e la terra produce generosi raccolti di banane, arance, papaie e tutti i tipi di frutta e verdura. Il Teide forma una barriera, così che il lato sud di Tenerife è arido e perlopiù desertico, con temperature notevolmente superiori rispetto al nord ed è normalmente soleggiato. Questa è una fortuna per i turisti da spiaggia, ma molto meno per gente come noi, che tendiamo a fuggire le folle, così decidiamo di fare campo base a Puerto de la Cruz.

Tenerife non è soltanto il Teide, si capisce. Ci sono luoghi favolosi lungo la costa NO: Icod de los Vinos, Garachico, Buenavista del Norte (con la Punta de Teno), Masca e Los Gigantes, con le scogliere verticali emergenti 600 m dal livello del mare.

Garachico è un villaggio molto ben conservato che nel diciottesimo secolo era il porto principale di Tenerife fino all’ultima eruzione del 1706. Un grosso scoglio (Roque de Garachico) si alza dal mare proprio di fronte. Garachico ha piscine naturali formate dalla lava, pittoresche stradine e un bel piccolo parco (Parque Puerta de Tierra) con un monumento al poeta Rafael Alberti.

Icod de Los Vinos è interessante non solo per il “Drago millenario” (Dracaena draco – l’albero è in realtà molto meno antico) che si trova in un parco molto attraente, ma anche per numerosi luoghi ed edifici, tra cui Casa Cáceres nella piazza omonima, con vegetazione singolare, chiese, ristoranti e il Salón Geográfico de Canarias (museo geografico) inaugurato di recente.

Punta de Teno è il polo d’attrazione del Parque Rural de Teno, il punto più a NE dell’isola, dove oceano e terraferma si scontrano e ti avvincono – una fine del mondo travolgente.

Masca è un paesino appollaiato all’imbocco di una lunga gola che scende verso l’oceano, una vera sfida per gli escursionisti. A 3 km verso sud, dove finisce la gola, iniziano le scogliere di Los Gigantes.


Puerto de la Cruz, il nostro campo base, è una vivace località turistica, sebbene non tanto popolare presso i giovanissimi quanto Playa de las Américas, a sud. Puerto Cruz ha numerosi buoni alberghi, ristoranti e bar, innumerevoli empori e boutique, belle spiagge di fine sabbia nera, angoli pittoreschi e magnifici giardini. I nostri cinque giorni sul posto sono stati gradevoli e rilassanti. Il nostro albergo s’innalzava proprio sulla spiaggia, uno dei tanti hotel-grattacielo costruiti tra gli anni novanta e la prima decade del duemila; la nostra camera era spaziosa e confortevole e dava sull’oceano. La spiaggia e la piscina dell’albergo parevano invitarci, purtroppo le temperature erano troppo invernali per noi. Vicino all’albergo ci sono il medievale Castillo San Felipe, in restauro, e la magnifica Playa Jardín. A pochi passi si è in centro; si raggiunge la Plaza del Charco con i suoi diversi ristoranti e bar attraversando la zona pedonale del quartiere La Ranilla, recentemente rimesso a nuovo e pieno di simpatici localini. Appena a nord di Plaza del Charco ecco il caratteristico porto dei pescatori. Procedendo sempre in direzione est si raggiunge l’Eremitaggio di San Telmo, una graziosa chiesetta cattolica circondata da un giardino tropicale altrettanto grazioso; continuando ancora si arriva a Lago Martiánez, complesso pubblico di piscine salate progettate dall’artista di Lanzarote César Manrique. Oltre a questo c’è Playa de Martiánez, paradiso dei surfisti.

Per finire ecco alcune raccomandazioni per un buon aperitivo e/o un buon pasto.

- Puerto de la Cruz: il Bar Agora serve eccellenti mojitos, il personale è cortese e la connessione wi-fi affidabile; il Restaurante Régulo ha una cucina d’alta classe e il Restaurante La Cofradía offre il pesce e i crostacei più freschi della città;

- Icod de los Vinos (costa nord): il Restaurante Carmen ha un ambiente caratteristico e genuina cucina di Tenerife;

- Costa Adeje (costa sud): il Restaurante Torre del Mirador è in posizione splendida con un’atmosfera molto vivace.

 

 

©DaniBlue

17.3.2015

Monday, 16 March 2015

Tenerife: The Highest Canaria



Tenerife = El Teide (but not only). Approximately at the centre of this roughly triangular island rises Spain’s highest mountain and its most awesome volcano still in activity.

 
El Teide means also tourism, because it attracts millions of visitors annually; nevertheless, it remains aloof and majestic, oblivious of the thousands climbing, hiking, taking pictures, crowding the viewing points. It is generous; it gives everybody whatever they are looking for – sunshine, a snow-capped peak, cool air, adventure, bizarre lava formations, extra-terrestrial landscapes (Las Cañadas),


Las Cañadas

 

peculiar vegetation, an observatory to watch the star-studded night sky and more. It is spectacular, and rightly famous. We took a long hike around its foot, at 2000 m a.s.l., rather than ride the cable car to within 200 m of the 3,781 m peak, because I felt a slight shortness of breath. I don’t regret it, since it was equally incredible, I am sure. The sun was shining and we had our picnic in a quiet spot of the mighty scenery, on the south side of the mountain, where the vegetation is almost absent. On the opposite side, there are almost permanent clouds, fog and snow. In fact, the island is divided weather-wise in a W-E direction by El Teide: the North is under the influence of the Gulf Stream, with a high level of humidity, constant westerly winds and very variable weather. The vegetation is luxuriant and the land produces generous crops of bananas, oranges, papayas and every kind of fruits and vegetables. El Teide forms a barrier, so that the South of Tenerife is arid and largely desert-like, the temperatures are remarkably higher than in the North and the sun shines most of the time. This is fortunate for the beach-goers, but less so for people like us, so we decided to be based in Puerto de la Cruz.
 



Tenerife is not only El Teide, of course. There are fabulous places along the NW coast: Icod de los Vinos, Garachico, Buenavista del Norte (with Punta del Teno), Masca and Los Gigantes, sheer cliffs emerging 600 m from the level of the sea.
 
Garachico
Garachico is a well-preserved 18th c. village that used to be Tenerife’s main port until the 1706 eruption. There is a rock (Roque de Garachico) rising from the sea just in front of it.

Puerta de Tierra park






 
Garachico has natural lava pools, attractive narrow streets and a lovely park (Parque Puerta de Tierra) with a monument to the poet Rafael Alberti.






Icod: Bizarre "menorah" dracaena

Casa Càceres




Courtyard





El Drago Milenario (Dracaena draco)
Icod de Los Vinos is interesting not only for its “1000-year old Dragon Tree” (Dracaena draco – actually not half as old as that) set in an attractive park, but also for a number of places and buildings, including the Cáceres house in the square with the same name, and interesting vegetation, churches, restaurants and the newly opened Salón Geográfico de Canarias (Geographic Museum).




Punta de Teno lighthouse


Punta de Teno is the highlight of the Teno Rural Park, the north-westernmost tip of the island, where land and ocean meet and fight for attention – a most fascinating world’s end.












Masca is a small perched village where a long gorge starts descending to the ocean, a real challenge for hikers. 3 km south where the gorge ends Los Gigantes bluffs begin.

Puerto de la Cruz, our base camp, is a lively resort, although not quite so popular with young people as Playa de las Americas, in the South. Puerto Cruz has plenty of good hotels, restaurants and bars, countless shops and boutiques, attractive black sand beaches,

Playa Jardín
quaint corners and beautiful gardens. Our five-day stint was pleasant and exciting. Our hotel stood directly on the beach, one of the many multi-storey hotels built in the 1990s-2000s, and our comfortable room looked out on the ocean. The beach and the hotel pool looked very inviting, unfortunately the winter temperatures were too low for us. 
Castillo San Felipe
Next to the hotel was the Castillo San Felipe, in restoration, and the attractive Playa Jardín. A short walk from the hotel was the town centre; we reached Plaza del Charco with its numerous restaurants and bars walking through the pedestrian district of La Ranilla, recently renovated and filled with great locales. Just north of Plaza del Charco is the picturesque fisherman’s harbour. 
Ermita de San Telmo
If you continue in the same direction you reach the Ermita de San Telmo, a small, pretty catholic chapel surrounded by an equally pretty tropical garden; if you walk further east you come to Lago Martiánez, a public complex of saltwater pools designed by the Lanzarote artist César Manrique. Beyond it is the Playa de Martiánez, a surfers’ paradise.



Lago Martianez


Playa Martianez










Next a couple of recommendations for a good aperitif and/or good dinners.

- Puerto de la Cruz: Bar Agora for excellent mojitos, friendly staff and reliable wi-fi connection; Restaurante Régulo, for high-class cuisine and Restaurante La Cofradía for the freshest fish and seafood in town;








- Icod de los Vinos (north coast): Restaurante Carmen, with typical décor and genuine Tenerife cuisine;






- Costa Adeje (south coast): Restaurante Torre del Mirador, with magnificent setting and very lively atmosphere.


(C) DaniBlue
16th March 2015

Friday, 13 March 2015

Kafka, My Love



I have little doubt that, had I been born in Prague at the end of the 19th c., I would have had a serious relationship with Franz Kafka. His writings have fascinated me since my teens; I greedily read his novels, The Trial and The Castle, after stumbling upon The Metamorphosis and becoming addicted to his hallucinating world.
 

It often happens to young bookworms to become enamoured with an author; for me, I had several imaginary lovers among my favourite novelists and poets, the first one of whom was Catullus, an erotic poet who was fancifully portrayed on the cover of my Latin anthology at high school. Then I fell for Alain Peyrefitte, Théophile Gautier, Roland Barthes, Italo Svevo, Bulgakov, Keats, Coleridge, Novalis and others. Invariably, they were all deceased. Yes, when you adore a literary work, you long to meet the author. However, you also know that very often the person behind the work is far from coming close to your expectations. If he’s passed away, the risk no longer exists and you can let your imagination run free.
 
 


 
With Kafka, it’s different. My passion for the person was not immediate. Yes, of course I was enthralled by his work, but the curiosity about his life came about much, much later.
The intensity of the stare caught on camera, that youthful yet ancient small face hiding many untold secrets, some of which were hinted at in the biography; his high sex drive, his slight yet sinewy frame, his insecurities and his sense of humour, his attraction to strong women, all these combined to create what is currently defined as the “wow factor”, that is an inexplicably powerful sexual attraction.
The brain is the most important and most fascinating sex organ, still to be unravelled.

(C) DaniBlue
13th March 2015

Oltre un secolo di ignoranza...


... E’ quello che divide noi italiani dalla storia e dalla cultura delle Filippine.

Mi riferisco al genio poliedrico di José Rizal (1861-1896), celebrato eroe e martire dell’arcipelago dell’estremo Oriente. Cadde per mano dei politici dell’epoca, il governo coloniale spagnolo che opprimeva il Paese da tre secoli, guidato ideologicamente dai monaci cattolici con metodi repressivi. Era medico, poeta, narratore, scultore, pittore, poliglotta, naturalista e proveniva dalla classe abbiente degli ilustrados, meticci di origine europea o cinese, educati all’estero e di vedute liberali. Fu accusato di avere fomentato la ribellione popolare che più tardi sfociò nella Rivoluzione filippina del 1896. In realtà propugnò il raggiungimento pacifico di autogoverno attraverso riforme istituzionali ma non la rivoluzione, sebbene fosse a favore di mezzi violenti come ultima risorsa. Aveva fondato la Liga filipina, un movimento riformista moderato nel 1892, ma soprattutto aveva scritto due romanzi, Noli me tangere e El filibusterismo, che descrivevano le ingiustizie della società e in particolare il “cancro” profondamente radicato rappresentato da tre secoli di oppressione da parte del clero spagnolo, che infieriva sulle classi più povere, mantenendole succubi. Fu proprio in base ai suoi romanzi che fu accusato di sovversione, esiliato, poi fatto rientrare in patria per consegnarlo alla giustizia, che ne decretò la colpevolezza e lo condannò alla fucilazione, eseguita il 30 dicembre 1896.
Rizal aveva come obiettivo la restituzione della dignità ai suoi connazionali, attraverso la liberazione nazionale e l’autogoverno. Diceva in verità: “Perché lottare per l’indipendenza, se gli schiavi di oggi saranno i tiranni di domani? ”

La cosa straordinaria è l’assenza di traduzioni pubblicate in italiano dei due romanzi così fondamentali per la storia delle Filippine. Le opere furono scritte originariamente in spagnolo, Noli me tangere nel 1887 e El Filibusterismo nel 1891, pubblicate rispettivamente a Berlino e a Gand e presto tradotte in tutte le lingue principali, prima fra tutti l'inglese, ma non in italiano. Perché?

I suoi due romanzi sono grandi opere, straordinari affreschi di una umanità sciagurata e allo stesso tempo tenacemente speranzosa. I personaggi sono anime combattute tra una deferenza umiliante verso il clero e il potere e una tensione verso la libertà, vista però come un’utopia irraggiungibile. Personaggi umili e personaggi tronfi, amici del popolo e inquisitori crudeli, anime innocenti e filosofi matti, maggiorenti baciapile e rinnegati derubati anche del proprio nome. I registri sono molteplici, il tono secondo i casi è comico, tragico, appassionato, cinico, meditativo, concitato.
In Noli me tangere alcuni ritratti sono indimenticabili, tra i femminili quello di Dona Victorina, una grottesca arrampicatrice sociale india sposata con un ciarlatano spagnolo, o quello dell’agghiacciante Dona Consolacion, un’arpia infernale, o ancora quello tragico di Sisa, giovane madre impazzita per la perdita dei due figli. Tra i personaggi maschili è indimenticabile la figura di Padre Dàmaso, il francescano immorale, prepotente e pericoloso, accoppiata con la figura di Padre Salvì, viscido e lussurioso. Gli eroi – Ibarra e  Maria Clara – sono anch’essi memorabili, ma a un livello più normale, quindi forse meno interessante.

Il filosofo Tasio ed Elìas hanno in due momenti diversi conversazioni con Ibarra. Si può intuire una sorta di dialogo interiore di Rizal che soppesa i pro e i contro di alcune scelte, prima con Tasio, scettico e iper consapevole, in un secondo tempo con Elìas, irremovibilmente orientato verso la ribellione, a cui non vede alternative. Ibarra contrappone a entrambi le sue idee liberali e non violente. Rizal viveva egli stesso tale contraddizione.
E’ agghiacciante ritrovare nel romanzo la trama della vita dell’autore stesso, prima perseguitato, poi giustiziato nei modi descritti nelle pagine da lui compilate. E’ come se avesse previsto il futuro che lo riguardava.

L’opinione più diffusa tra gli studiosi di Rizal è che la sua esecuzione per mano dei colonizzatori spagnoli abbia acceso la scintilla della Rivoluzione filippina. Quanti italiani conoscono la storia di questa importante parte del mondo? Basterebbe la pubblicazione delle opere del patriota filippino martire Rizal per svegliare l’interesse di migliaia di lettori.
Cosa aspettiamo, allora…




(C) DaniBlue

13 marzo 2015