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Tuesday, 24 September 2013

Torna il passato: fantasmi o memorie distorte?




 
Qualcuno con un passato: con questo eufemismo i britannici definiscono un essere umano con qualcosa da nascondere.


Così mi sono sentita io spesso, davanti a domande imbarazzanti sulla mia vita. Proprio per la mancanza di un passato romanzesco – una cruda realtà – che la mia natura romantica faceva fatica ad accettare, ho talvolta costruito ricordi avventurosi su spunti di vita quotidiani. Sognavo e descrivevo i miei sogni come se fossero realtà. Poi me ne vergognavo. Già, perché avevo fantasia ma poca memoria, e mi sarà capitato di smentirmi, senza dubbio. O che mi smentisse qualcun altro.


Alle elementari le mie compagne descrivevano i costumi da damina del settecento che avrebbero indossato a Carnevale. Io non avevo costumi, e allora ne inventavo e descrivevo uno da “damina del quattrocento”. Alla festa in casa a cui ero invitata dalle mie compagne sontuosamente mascherate, arrivavo vestita da tutti i giorni, per mia somma vergogna, e la mia mamma spiegava ridendo che mi ero inventata tutto. Sarei voluta sparire in quel momento e per sempre.




Conscia delle “bugie bianche” che avevo seminato per cinque anni, alla fine delle elementari sono diventata introvabile da tutti quelli che mi avevano conosciuto. La storia si è ripetuta dopo le medie e dopo il secondo anno di liceo, quando ho abbandonato gli studi formali e nonostante l’istinto a mentire si fosse già molto ridotto. Se vedevo qualcuno che conoscevo per strada, attraversavo per non salutarli. Ero diventata fobica del passato.

 
 
Di recente, invece, mi ha colto un’irresistibile nostalgia dell’età dell’innocenza – per così dire – e ho cominciato a frugare nel passato per ripescare ricordi. E questi hanno cominciato a uscire dal sacco. Non sono per niente imbarazzanti, anzi fanno quasi tenerezza. L’ultimo tema della quinta elementare aveva pressappoco questo titolo: “Immagina di incontrare le tue compagne di scuola fra dieci/venti/più anni”. Che cosa fate? Cosa vi dite?”


 

Purtroppo questo non si è mai avverato, diversamente da esperienze altrui, che hanno appuntamenti annuali fissi. Però non è troppo tardi.

Delle mie prime compagne di scuola non ho più notizie, sebbene abbia tentato alcuni contatti. E’ passato troppo tempo, evidentemente. Invece ho fatto una scoperta emozionante rispetto una compagna delle scuole superiori: è ancora come me la ricordo, travolgente, vulcanica, spiritosa, una forza della natura e intenzionata a riprendere i contatti dopo quasi mezzo secolo… Da non credere. Spero di farcela a riprendere in mano e finalmente accettare il passato. E’ bello credere nell’amicizia.


Sarei curiosa di conoscere le esperienze di altri. Sareste tanto gentili da condividerle con me? Ve ne sarei riconoscente.

 
 

2 comments:

sara nathan said...

ciao Daniela, sono proprio quella compagna di liceo felice di riprendere i contatti 50 dopo. Aiuto, al solo scrivere i due numeri mi sento male forse perché malgrado acciacchi e dolori reumatici il cuore e l'entusiasmo per fortuna non sono invecchiati. Vogliti bene e non ti preoccupare delle palle che raccontavi da ragazza, è un problema comune. Io per esempio avevo una casa piccola e me ne vergognavo, allora se qualche amichetta veniva a trovarmi dicevo che dietro la tenda in fondo al corridoio c'erano altre stanze, invece solo una scala e un mobiletto per le scarpe. A casa mia c'era il problema di mangiare tre volte al giorno altro che feste vestite da damine dell'800, figurati ho sempre sognato il tutù che naturalmente non ho mai avuto e con la scusa che eravamo ebrei manco un regalo a Natale.Tranquilla tesoro, abbiamo tutti vissuto di realtà immaginarie,c'è chi continua da adulto. Fai la pace col tuo passato e sorridi al presente che fa bene alla salute. La tua compagna liceale Sara, pescata nel fondo fondo dei ricordi, che ti verrà presto a trovare.

Daniela Verzaro said...

Sara, dovremmo essere felici di essere arrivate a questo traguardo e di averlo superato. Io lo sono: anzi, sono molto più contenta ora che in adolescenza. Ho imparato a volermi bene, soprattutto riconoscendo i miei limiti e non fingendo di essere chi non sono. Sono rimasta pignola, anche se non più perfezionista e anche irascibile, impaziente e poco indulgente. Accetto questi difetti poco simpatici come accetto gli inevitabili acciacchi. Conto di arrivare all'età di mia mamma (91 anni ormai) con il sorriso sulle labbra. E mi auguro di mantenere vivi i ricordi di scuola, così preziosi: grazie a te.